Trasloco qui.

Namastè

Dopo anni di onorata carriera questo blog finisce qui.

Non sbrodolerò ragioni, ma prima poi ne aprirò un altro.

One day I’ll fly away non verrà chiuso perche’ gli voglio troppo bene e perche’, dato che sono una nostalgica, di tanto in tanto mi piace tornare indietro di qualche epoca.

Continuerò a seguirvi, è una minaccia più che una promessa.

 

Ci penso da una decina di giorni ormai ma non riesco a darmi una risposta.

Una persona ha provato ad aiutarmi a capire, ma era una persona imparziale e quindi non le ho creduto. A mia volta ho provato a dare io la soluzione ad un’altra persona, ma ero imparziale io e non mi sono creduta.

La domanda è: “perchè crogiolarsi nell’infelicità è molto più facile che accettare la felicità?”

Nel frattempo, in Birmania.

Ti svegli dopo tre ore di sonno che voi un po’ morì. Traffico, cappuccino al bar bollente che ti ustiona la lingua con annessa delusione da “scusi signorì oggi non abbiamo comprato i quotidiani”, torni a casa e alle 7.40 hai già all’attivo un cambio lenzuola e una lavatrice fatta.
Poi ti siedi davanti al pc, leggi cose così, tipo della Minetti indignata perchè “un film porno io? a me non piace manco il cazzo!”, e poi piccola piccola, in fondo alla home della repubblica leggi quest’articolo qui e ti torna un po’ il buon umore.

Speriamo non siano solo parole.
C’è da dire che Goethe, che non è proprio la Sora Cesira, scriveva: “Nessuno invoca la libertà di stampa se non chi vuole abusarne“.
Vediamo ora che succede.

Bianca

‎”Non è giusto che noi continuiamo a vederci. Io magari sarò imperfetto, però voglio essere coerente: non ci dobbiamo più vedere. Mai più”.
“Ma perché?”
“La felicità è una cosa seria, no? Ecco, allora: se c’è, dev’essere assoluta”.
“E che vuoi dire?”
“Vuoi dire senza ombre, senza pena. E difficile per tutti, per me invece è impossibile: forse non ci sono abituato”

Mi mancherai, c’era scritto.

Ti sei commossa poco tempo fa leggendo una scritta alla stanzione, “Mi mancherai” diceva.

“Perchè ti sei commossa?” ho chiesto “Perché nessuno mi ha mai amato così” dicevi tu.

Nella tua risposta c’era però una bugia di fondo, una bugia detta ingenuamente e che probabilmente, se le cose non fossero andate come sono andate io non avrei mai colto. Non basta “essere amati così” ma bisogna essere amati così da chi vuoi lo faccia.

Se una persona di cui non ti importa niente ti ama così, ahimè, non te ne fai proprio niente. Al massimo può farti piacere per un po’, ma poi il piacere diventa fastidio o difficoltà a gestire un amore non corrisposto. Alla decima lettera d’amore che l’altra persona “che ti ama così” ti scrive tu che fai? Ci incarti il pesce nella migliore delle ipotesi.

E’ facile infondo, è tutto qui:

The greatest thing you’ll ever learn is just to love and be loved in return.

Non basta essere amati, bisogna amare anche.

Avrei fatto di più di una scritta accanto ai binari io, avrei sopportato e amato serate tisana e smalto, avrei comprato stock di guanti per pulire i piatti, avrei cambiato città e guardato il calcio in televisione e ti avrei amata ogni giorno, ti sarei stata fedele…e forse la cosa più grande la sto facendo ora, essendoti comunque fedele, in silenzio.

Ma cosa puoi fartene tu? Nella migliore delle ipotesi incartarci il pesce.

Arriverà il momento il cui qualcuno ti scriverà “Mi mancherai” sulla banchina di Albate e tu ti sentirai la persona più fortunata del mondo. Arriverà il momento il cui lo scriverò io a qualcuno e mi verrà detto “nessuno mi aveva mai amata così”.

Estratti di Moleskine

Estratto 1

Ci sono cose, parti del corpo per la precisione, che quando si rompono provocano più magagne delle altre.

Dicono che quando ti rompi una costola, ad esempio, è terribile. Cosa differenzia, ad esempio, una costola da una tibia? C’ho pensato un pò e alla fine la risposta era piuttosto scontata: Il gesso.

Il gesso tiene ferme le parti spezzate e, in questo modo, rende più facile la ricostruzione e la convalescenza e le costole, a causa della loro posizione, non si possono ingessare.

E un cuore spezzato?

Un cuore spezzato è come una costola incrinata. Devi stare fermo, prendere qualche antidolorifico se credi, ed avere la pazienza che guarisca da sè.

Cuore e costole sono infami, avrei preferito una tibia.

Estratto 2

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Incondizionato

Che tu mi copra di insulti, di pedate, di baci, di abbandoni, che tu mi lasci e poi torni senza un perché senza un variare di senso nel largo delle mie ginocchia a me non importa perché tu mi fai vivere perché mi ripari da quel gorgo di inaudita dolcezza da quel miele tumefatto e impreciso che è la morte di ogni poeta.

Alda Merini

Nessuna notte è infinita

Stringimi forte che nessuna notte è infinita” 

Avrei dovuto ripetermelo e ripeterglielo 100, 1000 volte quei giorni in cui o per il caldo o per paura che entrassero i suoi genitori in camera mi sono privata di dormire attaccata a lei. Ma come avrei mai potuto immaginare che sarebbero state le ultime notti insieme?

Mi sento incompleta di giorno senza di lei ma di notte non sono solo incompleta, sono niente. Notti bastarde, notti di ricordi talmente intensi che sembrano realtà tangibile, notti di “se” che ti bloccano lo sterno. Poi succede che mi addormento e quando mi sveglio ricomincio la mia quotidianità all’ombra di un’amore che non è ma che non posso non vivere anche solo passivamente. Lo prendo e lo vivo ostinatamente, con un rigore quasi militare, proprio io che sono stata accusata di essere incostante.

Il problema, quando la rabbia finisce, è che rimane tutto il resto, e tra il resto c’è la gratitudine. Come se fossi affetta dalla Sindrome di Stoccolma amo il mio aguzzino e lo ringrazio, lo ringrazio perché sto imparando, lo ringrazio perché sto crescendo, lo ringrazio perché sto amando e  perché sono certa che tutto questo mi aiuterà in futuro a non perdere momenti preziosi e a non pensare mai più che niente sia scontato o infinito.

Sì, perché niente è infinito, neanche la notte.

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Non riuscivo a scorgere la bellezza della Fontana di Trevi ma solo la tua mentre la osservavi.