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Mi mancherai, c’era scritto.

Ti sei commossa poco tempo fa leggendo una scritta alla stanzione, “Mi mancherai” diceva.

“Perchè ti sei commossa?” ho chiesto “Perché nessuno mi ha mai amato così” dicevi tu.

Nella tua risposta c’era però una bugia di fondo, una bugia detta ingenuamente e che probabilmente, se le cose non fossero andate come sono andate io non avrei mai colto. Non basta “essere amati così” ma bisogna essere amati così da chi vuoi lo faccia.

Se una persona di cui non ti importa niente ti ama così, ahimè, non te ne fai proprio niente. Al massimo può farti piacere per un po’, ma poi il piacere diventa fastidio o difficoltà a gestire un amore non corrisposto. Alla decima lettera d’amore che l’altra persona “che ti ama così” ti scrive tu che fai? Ci incarti il pesce nella migliore delle ipotesi.

E’ facile infondo, è tutto qui:

The greatest thing you’ll ever learn is just to love and be loved in return.

Non basta essere amati, bisogna amare anche.

Avrei fatto di più di una scritta accanto ai binari io, avrei sopportato e amato serate tisana e smalto, avrei comprato stock di guanti per pulire i piatti, avrei cambiato città e guardato il calcio in televisione e ti avrei amata ogni giorno, ti sarei stata fedele…e forse la cosa più grande la sto facendo ora, essendoti comunque fedele, in silenzio.

Ma cosa puoi fartene tu? Nella migliore delle ipotesi incartarci il pesce.

Arriverà il momento il cui qualcuno ti scriverà “Mi mancherai” sulla banchina di Albate e tu ti sentirai la persona più fortunata del mondo. Arriverà il momento il cui lo scriverò io a qualcuno e mi verrà detto “nessuno mi aveva mai amata così”.

Nessuna notte è infinita

Stringimi forte che nessuna notte è infinita” 

Avrei dovuto ripetermelo e ripeterglielo 100, 1000 volte quei giorni in cui o per il caldo o per paura che entrassero i suoi genitori in camera mi sono privata di dormire attaccata a lei. Ma come avrei mai potuto immaginare che sarebbero state le ultime notti insieme?

Mi sento incompleta di giorno senza di lei ma di notte non sono solo incompleta, sono niente. Notti bastarde, notti di ricordi talmente intensi che sembrano realtà tangibile, notti di “se” che ti bloccano lo sterno. Poi succede che mi addormento e quando mi sveglio ricomincio la mia quotidianità all’ombra di un’amore che non è ma che non posso non vivere anche solo passivamente. Lo prendo e lo vivo ostinatamente, con un rigore quasi militare, proprio io che sono stata accusata di essere incostante.

Il problema, quando la rabbia finisce, è che rimane tutto il resto, e tra il resto c’è la gratitudine. Come se fossi affetta dalla Sindrome di Stoccolma amo il mio aguzzino e lo ringrazio, lo ringrazio perché sto imparando, lo ringrazio perché sto crescendo, lo ringrazio perché sto amando e  perché sono certa che tutto questo mi aiuterà in futuro a non perdere momenti preziosi e a non pensare mai più che niente sia scontato o infinito.

Sì, perché niente è infinito, neanche la notte.

“Ci sono abissi che l’amore non può superare, nonostante la forza delle sue ali.”

H. de Balzac

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Quando finisce un amore

Com’è che un amore finisce?
Finisce quando non ce n’è più, quando ce n’è troppo, quando in realtà non c’è mai stato. Un amore finisce perchè qualcosa si consuma: allora non bisogna usarlo, forse, l’amore: Ma finisce pure quando non si consuma niente e, anzi: tutto rimane come il primo giorno. Così perfetto che pare finto. E allora forse almeno un po’ bisognerebbe usarlo, l’amore. E se poi finisce perchè mentre lo usi ti cade per terra e si rompe? Anche quello può capitare. Così come che lo lanci in aria, per giocare, e quello però non ti torna più indietro: può capitare. O magari finisce perchè te lo scordi da qualche parte, perchè lo vuoi tenere sempre chiuso in tasca per non perderlo, ma così marcisce: va a male. Finisce perchè andavi di fretta, finisce perchè rimani indietro, finisce perchè vuole finire, perchè deve finire. Finisce perchè non c’è cosa più impossibile da tenere a mente, quando un amore comincia, che potrebbe finire.

“Le luci nelle case degli altri”. Chiara Gamberale

 

Dove dovrei essere? Non qui.

On air: Paradise – Coldplay

Dovrei essere in macchina, seduta accanto al guidatore, forse un po’ addormentata.

Occhiali da sole, braccio fuori dal finestrino e profumo Calvin Klein che, come sempre, mi fa sentire in un posto sicuro.

Dovrei essere in macchina, direzione Torino. Torino è’ una città che da un anno a questa parte è diventata contenitore di troppe cose: idee, progetti, persone che sono pezzi di vita più che altro.

Ero in Spagna quando uscì l’ultimo cd dei Coldplay, e Dio solo sa quanto mi piacque. Ci sono musiche che sono come persone, te ne innamori fin dal primo istante, e lasciarle andare è a dir poco impossibile.

Quando ero in Spagna di cose strane ne sono successe, amori altalenanti e paralleli, convinzioni che crollano, mattoni su mattoni che costruiscono certezze che poi certezze non saranno. Io avevo le mie idee, pensavo di aver trovato la mia persona, e pensavo di voler condividere con lei tutto, musica compresa.

Poi io e lei con i Coldplay avevamo un ricordo particolare legato ad una notte di San Lorenzo passata a cercare stelle cadenti nel soffitto della sua camera con il naso rivolto al soffitto e “Yellow” in cuffia.

Quando uscì la data italiana e i biglietti furono messi in vendita ricevetti una chiamata proprio da quel luogo dove avevamo espresso desideri dalle stelle che immaginavamo cadere dall’intonaco:

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I biglietti c’erano, il concerto sarebbe stato nostro.

E poi cos’è successo? Quel concerto si è trasformato in un contenitore di aspettative e di speranze, di sogni anche. Immaginavo di tirare fuori un anello dalla tasca, proprio io che agli anelli sono allergica, e di comportarmi per una volta nella vita da persona adulta.

Poi il giorno di oggi, invece di avvicinarsi, si allontanava e insieme a lui si sono allontanate le persone, i sogni e tutto il resto. In quella macchina non ci sono e mi auguro di cuore che lei che  torni da questo concerto in qualche modo più libera di com’è partita.

E anche se sono l’ultima persona a poterlo fare, da qui, da camera mia, ti dedico ogni colore, ogni nota, ogni brivido che quel concerto sarà in grado di farti provare. Te lo meriti tutto, e che sia fonte di gioia e non di tristezza.

Buon concerto stella mia,

siamo state sagge a non vederci ieri, nessuna delle due altrimenti sarebbe riuscita a reggere la giornata di oggi.

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Lasciarsi ai tempi di facebook

“E proprio io che ti amo ti sto implorando, aiutami a distruggerti” diceva Zarrillo, ma lo diceva tanti anni fa, quando era ancora possibile non leggere continui aggiornamenti di stato della persona amata, non spararsi giornalmente le sue foto al mare, in montagna, con le amiche a prendere l’aperitivo, quando il geotag non esisteva e quindi si era meravigliosamente ignari di dove lei, la donna che ha masticato e sputato il tuo cuore come una gomma americana, stia passando il suo tempo.

Prima era diverso. Niente messaggi, niente e mail, niente geotag. Per parlare con la persona in questione dovevi o chiamarla a casa o stolkerarla all’uscita del lavoro. Ora no e magari ci si mette anche l’uccellino azzurro, sì perchè grazie a i tweet posso conoscere il suo pensiero e seguire in tempo reale e 140 caratteri alla volta la sua rinascita.

Questo è il motivo per il quale, in caso di amore non corrisposto o miseramente finito, tendo a cancellare la persona in questione da ogni genere di social network. Di solito funziona.

Nello specifico però ho fatto uno strappo e sono andata a dare un’occhiata, grazie un’amica poco attenta (o eccessivamente lungimirante), alla pagina della mia “aiutami a distruggerti” e che dire, è stata l’eccezione che conferma la regola.

Ho visto canzoni alla “amici mai” dedicate a terze persone, ho letto di nuove e grintose prospettive personali… e allora ho pensato che forse, geotag a parte, non è così male vedere l’esibizione pubblica della nostra ragazza Zarrillo.

Forse, guardare come una persona promuove bene il suo status da persona ritrovata e viva puo’ permettere a te di essere una persona ritrovata e viva molto prima di quanto lei stessa lo diventi realmente.

E allora grazie facebook, anche se avrei forse preferito una sana stolkerata all’uscita dell’università.

 

C’eravamo tanto amati

Vincerà l’amicizia o l’amore? Sceglieremo di essere onesti o felici?