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Nessuna notte è infinita

Stringimi forte che nessuna notte è infinita” 

Avrei dovuto ripetermelo e ripeterglielo 100, 1000 volte quei giorni in cui o per il caldo o per paura che entrassero i suoi genitori in camera mi sono privata di dormire attaccata a lei. Ma come avrei mai potuto immaginare che sarebbero state le ultime notti insieme?

Mi sento incompleta di giorno senza di lei ma di notte non sono solo incompleta, sono niente. Notti bastarde, notti di ricordi talmente intensi che sembrano realtà tangibile, notti di “se” che ti bloccano lo sterno. Poi succede che mi addormento e quando mi sveglio ricomincio la mia quotidianità all’ombra di un’amore che non è ma che non posso non vivere anche solo passivamente. Lo prendo e lo vivo ostinatamente, con un rigore quasi militare, proprio io che sono stata accusata di essere incostante.

Il problema, quando la rabbia finisce, è che rimane tutto il resto, e tra il resto c’è la gratitudine. Come se fossi affetta dalla Sindrome di Stoccolma amo il mio aguzzino e lo ringrazio, lo ringrazio perché sto imparando, lo ringrazio perché sto crescendo, lo ringrazio perché sto amando e  perché sono certa che tutto questo mi aiuterà in futuro a non perdere momenti preziosi e a non pensare mai più che niente sia scontato o infinito.

Sì, perché niente è infinito, neanche la notte.

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Una considerazione

Una considerazione improvvisa, breve, asciutta e dall’impatto simile ad uno schiaffo in pieno volto: il mio bisogno d’amore è proporzionale solo allo sforzo che faccio per negarlo.

 

La pioggia a me mi.

On air: una su un milione _ Alex Britti

La pioggia a me mi fa venire fame.

La pioggia a me mi intristisce, ma delle volte, la pioggia mi rende felice.

Mi fa venire voglia di far l’amore, la pioggia.

Di ascoltare musica dolce, di guardare film, di leggere con una coperta a quadri sulle spalle, di schiacciare il naso contro il vetro appannato che, volendo, può fungere anche da lavagna per disegnare, di questo mi fa venire voglia la pioggia.

Oggi piove, e io devo studiare, di questo non mi fa venire voglia.

Allora mi faccio un regalo: me la godo, solo un po’ e poi torno al mio dovere. Promesso.

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Sposto mattoni

On air: Reading Bukowski _ Ligabue

Ligabue legge Bukowski che parla dei belli e di come muoiono, mentre i brutti sopravvivono sempre in qualche modo.

Non ho idea di come possa essere stata la voce di Bukowski, ma con il timbro ruvido di Ligabue le sue parole suonano proprio bene.

A me vien voglia di scrivere. Mi viene in mente il pensiero di Luigi Tenco che diceva “scrivo solo quando sono triste, quando sono felice, invece, esco.”

Dovrei imparare a curare un po’ di più ciò che esce dalla mia penna invece di usarlo come un cristiano distratto che usa Dio solo nei momenti di bisogno.

Guardo la gente che passa e per la prima volta ne ho paura. Oltre ad essere disinteressata alle storie degli altri ne sono spaventata. Osservo il mio Io ridotto come una casa dopo un uragano e mi rendo conto di essere un pessimo muratore. Tempo fa mi sarei rivolta ad un’impresa di costruzioni ma questa volta no, non delegherò a terzi la mia riuscita o fallimento.

Devo solo trovare il coraggio di cominciare a pulire i resti di ciò che è stato, salvare il salvabile e mettere in piedi una costruzione nuova: più bella e resistente.

Intanto oggi c’è il sole. Mi sembra un ottimo inizio.Immagine

Ti voglio bene eh…ma ti devo dare torto.

“La felicità non è reale se non è condivisa”

Dovevi andare in Alaska e sei morto così, come un coglione da solo a causa di un’erbetta malefica. Nel tuo caso se ti fossi preso quella famiglia di figli dei fiori che tanto ti amava o quella bella ragazza che non aveva occhi che per te non saresti morto o almeno, non da solo.

Ma non generalizzare per favore. Per me è tutto il contrario: agogno la felicità in solitudine. Obiettivo lontano ma non per questo meno raggiungibile. La felicità in solitudine, caro Supertrump, è il mio Alaska.

 

Neuronite vestibolare

Oggi ho imparato che… no, non ho imparato niente. Però una cosa l’ho capita, e magari non è neanche una cosa da poco. Forse, penso, è il centro del problema: qui nessuno accetta l’altro per quello che è. Come un cane che si morde la coda ci copriamo d’insulti e poi, finiti gli insulti continuiamo a girare in tondo.

Il risultato, quello che fa meno male, è ovviamente un forte capogiro.

Scoperta del giorno (che poi è una scoperta di ieri ma tant’è…) : http://duckrabbit.info/

Ci risiamo

E’ che proprio non riesco a staccarmi da questo blog,

ho cambiato piattaforma è vero ma tutti i frammenti della mia vita sono qui, e me ne nutro leggendoli.

Sono contenta.