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Nessuna notte è infinita

Stringimi forte che nessuna notte è infinita” 

Avrei dovuto ripetermelo e ripeterglielo 100, 1000 volte quei giorni in cui o per il caldo o per paura che entrassero i suoi genitori in camera mi sono privata di dormire attaccata a lei. Ma come avrei mai potuto immaginare che sarebbero state le ultime notti insieme?

Mi sento incompleta di giorno senza di lei ma di notte non sono solo incompleta, sono niente. Notti bastarde, notti di ricordi talmente intensi che sembrano realtà tangibile, notti di “se” che ti bloccano lo sterno. Poi succede che mi addormento e quando mi sveglio ricomincio la mia quotidianità all’ombra di un’amore che non è ma che non posso non vivere anche solo passivamente. Lo prendo e lo vivo ostinatamente, con un rigore quasi militare, proprio io che sono stata accusata di essere incostante.

Il problema, quando la rabbia finisce, è che rimane tutto il resto, e tra il resto c’è la gratitudine. Come se fossi affetta dalla Sindrome di Stoccolma amo il mio aguzzino e lo ringrazio, lo ringrazio perché sto imparando, lo ringrazio perché sto crescendo, lo ringrazio perché sto amando e  perché sono certa che tutto questo mi aiuterà in futuro a non perdere momenti preziosi e a non pensare mai più che niente sia scontato o infinito.

Sì, perché niente è infinito, neanche la notte.

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Un giorno ci incroceremo in un caffè o in metropolitana. Cercheremo di non riconoscerci o di fingere di non vederci, ci gireremo svelti dall’altra parte. Saremo imbarazzati per ciò che è diventato il nostro “noi”, per quello che ne è rimasto. Niente. Due estranei uniti da un passato immaginario.

D. Glattauer

Il suo udito

Ho dubbi sempre, ho dubbi su tutto (per questo non potrei mai fare la tronista, perchè non sarei mai in grado di scegliere tra quelle persone. Mi innamorerei di tutte probabilmente, o di nessuna).

Per capire se una cosa è quella giusta, quella che voglio o che non voglio veramente devo sbatterci la testa e così io oggi c’ho sbattuto la testa.

Ascoltavo De Andrè cantare , ogni parola era un colpo. Ho pensato che non si può non essere una bella persona se si ama De Andrè.  Di solito si dice se si deve provare a guardare il mondo con altri occhi, io oggi ho ascoltato De Andrè con altre orecchie, le orecchie della persona che mi ama…

Lei spesso mi presta i suoi occhi, le sue mani, ma le sue orecchie no, non me le aveva mai prestate.

E ho capito, ho capito che voglio il suo udito ancora, che forse è l’unico che voglio.